Italia gli ultimi eroi

Ero un adolescente poco più che quindicenne quando il 23 maggio del 1992 avvenne la strage di Capaci, dove morirono il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta in una tremenda esplosione che squarciò il tratto di AutostradaA29 dove in quel momento transitavano le tre Croma. All’ epoca vivevo la spensieratezza di quel tempo tipica della mia età, conoscevo per sommi capi il magistrato e la sua lotta contro la mafia dei Corleonesi di Totò Riina, in forte ascesa negli anni 80/90. Riuscivo a intuire però il coraggio e la bravura di questo uomo palermitano con i baffi e la faccia da buono, dall’agire stesso di cosa nostra. Le minacce, le ritorsioni e gli omicidi contro chi si opponeva alle loro imposizioni ne rafforzava si il potere e il timore agli occhi di un’intera nazione, politica ed istituzioni in primis, ma nello stesso tempo era il segno che la Mafia cominciava ad aver paura. Il vile chi sa di essere dalla parte sbagliata quando viene messo alle strette ha un solo mezzo per difendersi: la violenza. Oggi a distanza di ventotto anni sulla vita di Falcone ed il suo lavoro si è detto di tutto, sono stati scritti libri, raccontati rivelazioni e aneddoti, trasmessi fiction e reportage televisivi che vanno ancora in onda, intitolate strade e piazze. La faida dei Corleonesi non esiste più perché con le uccisioni di Falcone e quella del suo amico collega Borsellino a distanza di due mesi, fu il passo più lungo della gamba ideato dalla mente di chi viveva in un delirio e credeva che l’onnipotenza fosse un sogno realizzabile. Tutto questo sveglio’ l’Italia, assetata per la prima volta ai miei occhi di adolescente in una voglia di giustizia che finalmente aveva rotto il muro della paura e del omertà. La Mafia intesa anche come camorra, ndrangheta, sacra corona unita e tutte le sue ramificazioni esiste ancora e mai verrà sconfitta, rappresenta un cancro della società che non si può curare. Avranno cambiato metodi, tipo di investimenti e modo di muoversi negli affari, ma la droga rimane sempre il loro motore e stirpare fino all’ultima piantagione è impossibile. Ma ciò che hanno fatto i due siciliani è qualcosa di grandioso. Pensando a loro mi sono sempre chiesto come hanno fatto, dove trovarono quel coraggio fino a mettere a repentaglio la loro stessa vita consapevoli di un destino già segnato, ma poi ho capito che anch’essi erano guidati dallo stesso delirio di onnipotenza in una sfida il cui fine non era la conquista del poter totale o il maledetto denaro ma dimostrare al mondo che la giustizia è una cosa possibile da realizzare. Per me sono due uomini che hanno intrapreso una guerra impari per la nostra penisola pari a quelle che si leggono nei libri di storia, ma la loro battaglia non l’hanno vinta, non è stata fatta nessuna conquista perché ha ventotto anni di distanza nessuno in Italia ha avuto più lo stesso coraggio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: “Gli Ultimi Eroi D’Italia”.

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