Inter non solo Conte tra presente e mercato

Riacciuffato il secondo posto con lo 0-3 di Marassi, ma le polemiche intorno al Inter ed il suo allenatore sembrano non spegnersi. La Juve si appresta a vincere il suo nono scudetto consecutivo, ai nero azzurri rimane solo la possibilità di un secondo posto, essere i primi dei perdenti. La critica e parte della tifoseria hanno puntato il dito contro il tecnico salentino. Arrivato all’inizio della scorsa stagione, attratto da un ingaggio faraonico ha sposato subito il progetto di Suning in collaborazione con il fido Marotta, deludendo in pieno le aspettative del popolo interista che intravedeva in lui il nuovo profeta in grado di far dimenticare lo Special One. Addossare le colpe solo all’ ex Chelsea, mi sembra abbastanza riduttivo , in quanto ognuno debba fare il mea culpa prendendosi le proprie responsabilità: dal Ds Marotta in primis alla società in generale. Certo Conte ha i suoi demeriti sia sul piano del gioco espresso, che sull’ avvallo di alcune scelte di mercato risultate poi infruttuose. Ma che squadra gli è stata messa a disposizione?

Conte Marotta Zhang

Difesa

In difesa ai confermati De Vrij e Skriniar ed al rientro del ottimo Bastoni dopo la stagione di Parma, si è aggiunto il solo Godin. Il difensore uruguaiano bensì abbia esperienza e personalità di caratura internazionale, si è rivelato un vero e proprio flop. Anche qui il tecnico di Lecce è stato accusato di non aver saputo gestire il Colchoneros, senza considerare però che il numero 2 ha passato gran parte del tempo in infermeria e i suoi 34 anni non hanno di certo agevolato un immediato recupero, tanto da mettere in dubbio la sua riconferma per il prossimo anno. In più permane il fatto che per una squadra che vuole vincere impegnata su diversi fronti, cinque difensori compreso l’ormai compassato Ranocchia sono decisamente pochi, serviva almeno un altro innesto di qualità. Nella stagione che verrà per Kumbulla siamo allo scatto finale c’è da superare la concorrenza della Lazio con la Juve alla finestra.

Kumbulla

L’austriaco Alaba del Bayern Monaco è più di una suggestione, molto utile alla causa in quanto potrebbe ricoprire sia il ruolo di fascia che il terzo di sinistra nei tre dietro.

Lungo le fasce

Nel suo 3-5-2 fondamentali sono il gioco degli esterni che devono essere bravi sia ad attaccare che difendere. Anche se tendenzialmente il mister tende a proporre in quei ruoli giocatori di natura difensiva ai quali però vengono assegnati compiti d’attacco ben precisi, curando in fase di possesso palla la fase offensiva, diventando in molti casi degli attaccanti aggiunti formando in campo un sistema di gioco equivalente ad un 3-1-2-4. Occorrevano quindi atleti dinamici ,tecnici, di corsa e resistenza. Bocciati subito D’Ambrosio e Asamoah si è puntato su Candreva e Biraghi. Il primo con i suoi 5 goal e 7 assist si è in parte rivitalizzato rispetto alle ultime stagioni, si tratta però principalmente di un esterno offensivo, inoperoso nella fase difensiva che a 33 anni non gli si può chiedere di fare tutta la fascia. Il terzino arrivato da Firenze invece è il classico giocatore che si limita a fare il suo compitino e non eccelle in qualità, limitandone molto le sortite offensive. A gennaio per porre rimedio sono arrivati Moses e Young. Il nigeriano passato dalla premier al campionato turco, già avrebbe dovuto far capire a Conte suo pupillo e alla società, che piega abbia preso la sua carriera. Mentre l’ex Red Devils sono due anni che fa la panchina a Manchester e i suoi limiti sopratutto dietro si sono visti tutti. L’acquisto di Hakimi in questo ruolo è sicuramente azzeccato, anche se il nostro calcio è più tattico da quello tedesco, ma il marocchino nonostante la giovane età ha già maturato una discreta esperienza in campo internazionale e non dovrebbe avere problemi ad adattarsi al campionato italiano.

Hakimi

Per l’altra corsia Emerson Palmieri del Chelsea o lo svincolato Kurzawa al Psg rappresenterebbero delle ottime alternative. Più difficile arrivare a Marco Alonso uomo cardine del progetto dei Blues di Roman Abramovic.

Il fulcro del gioco

La falla più evidente è comunque a centrocampo. Per l’ennesimo anno non è stato acquistato un play maker con visione di gioco in grado d’impostare ad arte la manovra d’azione. Il coccodrillo Brozovic è un buon giocatore ma non è quello che ti fa fare il salto di qualità. Può ricoprire tutti i ruoli in mezzo al campo anche il trequartista, ma tutto rimane fino a se stesso. Sono arrivati Sensi e Barella. Il primo una mezz’ala di qualità che quando sta bene ha dimostrato di meritare grandi palcoscenici, ma così come accaduto a Sassuolo non è perfettamente integro e difficilmente riesce ad infilare 5 partite consecutive. Il secondo invece ha deluso le attese a fronte dei 45 milioni spesi. Complice anche i suoi 23 anni gli va dato fiducia, spetterà al tecnico salentino (cosa non riuscita in quest’annata) trovare la giusta alchimia per integrare alla perfezione il talento istintivo del ragazzo all’apprendimento degli schemi da lui richiesti.

Barella

A completare il reparto c’è Roberto Gagliardini, che per forza di cose è stato promosso titolare. Nonostante i suoi vistosi strafalcioni questa è la migliore stagione con la maglia nerazzurra con 4 goal e un assist all’attivo. Anche qui escluso Vecino a causa anche di un brutto infortunio, si è giocato con gli uomini contati. La società è già al lavoro per cercare di migliorare il reparto puntando i fari su Tonali e Vidal. Il bresciano lo paragonano a Pirlo, ma lui si ispira a Gattuso. Ha vent’anni è approdato in serie A quest’anno, in una squadra retrocessa e affidargli le chiavi del centrocampo per vincere il tricolore potrebbe essere un azzardo. Il ragazzo è forte, avviatosi sulla strada per diventare un top player nel ruolo, ma l’Inter non può aspettare e forse virare su un regista subito pronto non sarebbe un errore, il sogno Modric dato in uscita da Madrid è l’ideale. Vidal anch’esso è un uomo di Conte, che lo ha consacrato nel calcio che conta quando allenava la Juventus. Ma da allora sono passati ormai quasi sei anni ed il cileno con i suoi 33 anni ha iniziato la parabola discendente. Sia al Bayern che al Barcellona non è che abbia brillato molto ripetendo le gesta delle stagioni bianconere e l’oneroso costo del cartellino dovrebbe perlomeno far riflettere sotto la Pinetina. Pellegrini in una Roma in forte crisi societaria è l’uomo giusto per caratteristiche ed età. A gennaio è arrivato Eriksen per sopperire alla mancanza di qualità a metà campo. Il danese è un trequartista inadeguato al 3-5-2, infatti il primo esperimento di schierarlo a mezz’ala con Barrella è fallito e quello di fargli fare il play è invece svanito sul nascere. Tanto che il tecnico ex Chelsea ha varato un nuovo 3-4-1-2. Ma anche qui il fantasista del Tottenham sembra non essersi calato nella parte tanto da essergli preferito spesso Borja Valero, che era finito nel dimenticatoio già da un paio di anni. La sensazione è che il nazionale della Danimarca con l’addio di Pochettino si sia perso non ritrovando più quella brillantezza che ha sempre contraddistinto la sua carriera, ecco il motivo perché un tecnico esperto come Mourinho lo abbia lasciato partire, preferendo i giovani Bergwijn e Lo Celso. A fronte dei quasi 100 milioni spesi tra cartellino ed ingaggio, un tentativo di recupero del centrocampista che fu degli Spurs va fatto e spetterà al tecnico trovargli la giusta collocazione, magari snaturando il suo collaudato modulo di gioco.

Eriksen

Oltre manica si fanno sempre più insistenti le voci di un forte interessamento per Kanté altro preferito di Conte e di Ndombele che sembra non rientrare anche lui nei piani del portoghese. L’arrivo di uno dei due mediani di corsa e quantità consentirebbe per l’appunto di virare verso altri schemi.

Il reparto avanzato

Li davanti tre attaccanti sono pochi. Sanchez a seguito delle sue precarie condizioni fisiche cosa già nota alla società al momento del acquisto, si sta riprendendo solo ora, grazie anche al prolungamento forzato post Covid altrimenti la sua stagione sarebbe stata pressoché nulla. Lautaro Martinez a fronte delle offerta monstre ricevuta dal Barcellona potrebbe partire. A mio modo di vedere sarebbe un affare sia se rimarrebbe, perché El Toro è un centravanti giovane e completo ha forza fisica e velocità nonché un discreto fiuto del goal, spalla ideale per qualsiasi compagno d’attacco. Ma anche in caso di partenza a fronte di una buona offerta intorno agli 80 milioni senza inutili contropartite tecniche come quelle offerte dai Blaugrana, Firpo o Semedo, permetterebbero alla società di Suning di intervenire pesantemente sul mercato. Molto probabilmente però il reparto avanzato rimarrà così com’è, si valuta anche la riconferma del Nino Maravilla viste le ultime buone prestazioni. Dovrebbe arrivare a completare la batteria soltanto un vice Lukaku. Dzeko della Roma è il sogno del popolo interista che si ritroverebbero con un attacco esplosivo adatto al gioco offensivo del tecnico di Lecce, che prevede due punte tendenti a giocare in contro al centrocampo per smistare palla sugli esterni o attuando degli scambi con le mezz’ali o tra di loro, favorendo appunto l’inserimento negli spazi dei centrocampisti.

Dzeko

La nuova stagione più imminente di quando sembri è già alle porte, se si vuol riportare la beneamata ai fasti di un tempo, Conte è l’allenatore adatto a cui si richiede maggiore elasticità mentale nel applicare il suo lavoro, dote fondamentale nel calcio moderno. Mentre la società dovrà fare degli acquisti mirati al progetto e non giocatori in cerca di rilancio o uomini non funzionali al sistema messo in campo come è stato quello del nazionale danese.

La carica di Conte

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