Bonaventura si spengono le luci a San Siro …. to be continued

Il sabato ultima giornata di campionato ha messo in risalto una storia di altri tempi quella di Jack Bonaventura e la maglia rossonera. In un calcio moderno sempre più dalle porte girevoli dove i calciatori vanno e vengono e le bandiere sono state quasi tutte ammainate, il gesto del trentunenne di San Severino Marche ha commosso l’Italia pallonara.

L’immagine simbolo di ieri sera al Meazza

La Carriera

Gli esordi in maglia bergamasca

Centrocampista sinistro di qualità con sempre la giocata tra le corde può ricoprire tutti i ruoli del centrocampo. Abile nei dribbling e nella velocità è stato impiegato anche da trequartista o ala offensiva, fino a diventare mezz’ala, grazie alle sue buone doti di tiro dalla distanza che spesso lo portano a rete negli inserimenti in area avversaria. Cresciuto nel Atalanta dopo un girovagare tra Pergocrema e Padova, finalmente nella stagione 2010/2011 torna a Zigonia e contribuisce al ritorno degli orobici nella massima serie con nove goal all’attivo. L’anno seguente: il 12 aprile del 2012 trova la sua prima marcatura in Serie A contro la Fiorentina. Seguiranno due anni dove diventerà uno dei leader della squadra nerazzurra condite da 127 presenze e 23 reti, nella formazione allenata da Colantuono e coadiuvato dal folletto Max Moralez e dal tanque Denis, che lo consacreranno al calcio che conta.

Bonaventura con la maglia del Atalanta

Il Milan

Nell’estate del 2014 viene acquistato per sette milioni dal Milan. Segna subito alla gara di esordio contro il Parma e nonostante quella squadra sia lontana anni luce dai fasti rossoneri di un tempo Jack riesce a conquistare il fine palato del Meazza facendone uno dei beniamini. Sono anni difficili quelli di Milanello, che tuttora perdurano con l’addio del era Berlusconi e il passaggio di mano in mano tra cinesi e americani senza un progetto ben preciso, che ha portato ad un susseguirsi di allenatori da Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi, Montella, Gattuso, Giampaolo ed infine Pioli. Queste incertezze venutesi a creare in uno dei club più titolati del mondo non gli hanno permesso di realizzarsi al meglio, in squadre male allestite senza l’aiuto di nessun top player in grado di portarlo alla ribalta del calcio, infatti il diavolo per diverso tempo è rimasto fuori dall’Europa. Anche la sua carriera in nazionale ne ha risentito. Esordio con Prandelli, bistrattato da Conte, poco utilizzato nella disastrosa era Ventura e rispolverato da Mancini, ma lo scarso minutaggio riservatogli sotto la Madonnina mina la sua visibilità agli occhi del Ct.

Il centrocampista con la maglia della nazionale

L’infortunio

Il poco impiego è dovuto maggiormente all’infortunio del ginocchio a novembre del 2018, che dopo l’operazione negli Stati Uniti lo hanno tenuto lontano dai campi da gioco per otto mesi. Il suo rientro graduale, con normali ricadute sembra aver spazientito la società di Elliot, mettendo alle porte il centrocampista portato a scadenza di contratto.

01/08/20 il triste commiato

Così arriva l’ultima partita. Il mister Pioli non gli riserva neanche una maglia da titolare, ma subentra a Leao sul finire del primo tempo, che comunque il numero 5 ripaga con un assist a Castillejo per il 3-0 finale sul Cagliari. L’ultima giocata prima del addio. Al triplice fischio finale di Serra, in un San Siro deserto Bonaventura lasciato solo anche dai compagni si inginocchierà per l’ultima volta al centro del campo in quello stadio che per sei lunghi anni lo ha tributato come uno dei sui beniamini. Mentre la società si è limitata ad una semplice lettera di commiato, il popolo milanista non dimenticherà questo umile ragazzo che negli anni più tristi è stato sempre protagonista tirando avanti il malandato carro rossonero ed alla prima occasione possiamo star sicuri gli renderà il giusto omaggio.

Un goal con il Milan

Il mercato

Svincolato e libero di accasarsi dove vuole diverse sono le proposte per il giocatore seguito da Mino Raiola. L’imminente itinerante Europeo grazie alle considerazioni di Mancini lo vorrebbero in una squadra che gli dia una maglia da titolare certa. Il richiamo della Dea, tornare lì da dove si è partiti lo affascina in una nuova nostalgica avventura. Ma anche le attenzioni del suo amico stimatore Inzaghi a Benevento, dove diventerebbe il leader indiscusso nel ambiziosa matricola del presidente Vigorito, non è da scartare. Nel frattempo Roma e Torino rimangono alla finestra.

Con Inzaghi in un connubio che potrebbe ripetersi

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