Non solo Diawara …. le spine della Roma

L’episodio di Verona, con la sconfitta per 3-0 a tavolino per il pasticcio Diawara, dove nella lista ufficiale dei 25 giocatori consegnata dalla Roma, il 23enne centrocampista è stato inserito negli under 22 e non tra gli over, è solo la punta di un Iceberg che va via via sgretolandosi. Il primo a farne le spese è stato il segretario Pantaleo Longo reo del clamoroso errore sulle liste federali.

Diawara

Fonseca e la sua rosa

Il prossimo a fare le valige invece potrebbe essere il tecnico Fonseca. Il suo appeal nella capitale è ormai al minimo storico, i fantasmi del Europa League del match perso con il Siviglia aleggiano ancora nelle stanze di Trigoria. Il suo modo di gestire la squadra: dal modulo alla formazione, sostituzioni comprese, sono oggetto di critica della gran parte di tifoseria e addetti ai lavori. Effettivamente dal portoghese ci si aspettava molto di più dopo quello visto a Donetsk, con un calcio propositivo e divertente che aveva fatto degli arancioneri una temibile outsider in campo europeo. Ma il campionato ucraino non è quello italiano dove oltre allo Shakhtar c’è solo la Dinamo Kiev ed i limiti del ex Porto si sono visti tutti in un torneo più equilibrato e tecnico, dove non sei alla guida della più forte. Dal canto suo c’è da dire che la rosa messogli a disposizione nella sciagurata gestione Pallotta prima e dal nuovo arrivato Friedkin ora non è delle migliori. Le critiche piovutegli addosso dopo il Bentegodi, dove comunque ai punti avrebbero vinto i giallorossi, sono in parte ingiustificate. Giocare in serie A con Ibanez e Cristante in difesa, Diawara in mediana, il claudicante Karsdorp o il compassato Peres sulle fasce e senza una punta di ruolo, non è facile per nessuno. La società cosa un po’ paradossale dopo solo una giornata di campionato, con il mercato ancora aperto già pensa ad un traghettatore e non ad un allenatore con cui fare un progetto. Facendosi largo il nome di Walter Mazzarri che nella scorsa stagione fu esonerato dal Torino portato ad un passo dal baratro della retrocessione. Riprendendo una classica espressione romana è proprio il caso di dire: “ Daje a Ride”.

Il tecnico Fonseca

La società

Con l’arrivo dei nuovi americani sembra di essere passati dalla padella alla brace è vero in un mese non si può cambiare le sorti di una società lasciata alla deriva dal suo predecessore, ma neanche questo è il modo di operare non pensando minimamente a sistemare quelle falle che al momento la squadra ha. Perché nel calcio non c’è solo business e bilancio, ma c’è anche quello giocato sul rettangolo verde che deve avere la priorità su tutto in seno ai tifosi. Tanta nostalgia del calcio di altri tempi quando il presidente appena insediatosi presentava il campione di turno, da esibire in piazza per prendersi il clamore della folla e i loro sogni. Invece nel ordine sono stati messi tutti sul mercato e sono arrivate subito le cessioni di Smalling incapaci al momento di riscattarlo, Kolarov contestato dal ambiente e in lite con gran parte dello spogliatoio nonostante godesse della piena fiducia del allenatore, Florenzi in rotta con il tecnico e Under sacrificato alla prima offerta decente. In risposta sono arrivati solo lo svincolato Pedro e il giovane promettente Kumbulla, un po’ troppo poco per un ambiente che merita palcoscenici di più alto prestigio. A capo di tutto è stato messo come amministratore delegato Guido Fienga già alle dipendenze della società nella precedente era Pallotta. Manager di 43 anni operante nel settore delle tv digitali e telecomunicazioni che con il calcio ha poco a che vedere, come per sua stessa ammissione. A lui viene affiancato Morgan De Sanctis ex portiere capitolino, inviso alla tifoseria perché reo di aver testimoniato contro gli ultras nel 2015 a seguito di una furibonda contestazione dopo una sconfitta subita con la Fiorentina è totalmente inesperto nel ruolo del direttore sportivo assegnatoli. Tanto che da un po’ di tempo nella capitale si vocifera l’arrivo di Pratici ds e Allegri come tecnico, per una finalmente sterzata decisiva. Tutto è partito da una battuta dal tecnico livornese in una nota trasmissione televisiva dove ha dichiarato: “che non escluderebbe allenare la Roma”. Obiettivamente sembra un po’ fantacalcio in primis perché tra i due non scorra proprio del buon sangue, il mister disoccupato, andò via dalla Juve proprio per lo strappo con Nedved e lo stesso Paratici. Nel settore sono due autentici top player che accetterebbero solo a fronte di una programmazione adeguata, ma con il budget risicato offerto dalla nuova società a stelle strisce difficilmente accetterebbero.

Il nuovo presidente Friedkin

Dzeko capitano deluso che ha deluso

In mezzo a tutto questa incertezza c’è anche la vicenda Dzeko. Il capitano è stato sul punto di partire verso Torino sponda bianconera per essere sostituito da Milik. Ma le condizioni fisiche del polacco, le bizze di De Laurentis, le incertezze giallorosse e l’arrivo di Morata sotto la Mole hanno messo definitivamente fine ad una sua possibile cessione. Il comportamento di sabato sera del attaccante bosniaco che non è voluto scendere in campo lasciando orfana la squadra del suo uomo leader, ha messo l’amaro in bocca a tutti i tifosi della lupa. Che dopo gli adii di Totti e De Rossi vedevano nel numero 9 il nuovo simbolo. La vicenda del perché la panchina contro i gialloblù non è poi tanto chiara, ci sono più voci ricorrenti. La verità come sempre sta nel mezzo con il giocatore ad un passo da Pirlo, in parte deluso perché messo alla porta per i suoi elevati costi e in parte con la testa già a Torino, maglia a lui comunque gradita e per un motivo di concertazione lasciato in panchina da Fonseca.

Dzeko in panchina a Verona

Arriva la Juve una possibilità per tutti

Ma per fortuna o sfortuna dipende da come si vuol vedere il bicchiere, domenica sera arriva la Juventus. Se il calcio è lo sport più amato e seguito da tutti è perché a volte può diventare una favola. Per i giallorossi si presenta subito l’occasione per mettere a tacere tutte le critiche e dare un nuovo slancio alla stagione, il tifoso è così dagli tre punti e non ti disturberà più. Quella contro Ronaldo e compagni è la partita più sentita dopo il derby. Nella mente dei suoi sostenitori ricorda sfide epiche costellate da polemiche, vittorie, sconfitte e tanti personaggi protagonisti (epocali quelle degli anni 80). Una vittoria riporterebbe morale ed entusiasmo, con un assoluto protagonista quel Edin Dzeko che ha la possibilità di riconquistare il suo pubblico in una sfida anche per lui dal sapore particolare. Certo al momento la lotta sembra impari, ma come si dice la palla è tonda e poi il resto spetterà a Friedkin che non ha più scusanti per dar continuità al seguito, mettendo fine alle voci di essere il nuovo Pallotta. In barba all’anno zero che a Roma ormai sentono ripetersi da troppi anni.

Un lontano Roma Juve del 1986

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