Crisi Toro: tra mancata rivoluzione e le ombre su Giampaolo

La sconfitta casalinga subita ad opera dell’Udinese apre una crisi insanabile in seno alla squadra granata con Giampaolo sempre più sulla graticola .Ma la società conferma piena fiducia al tecnico Abruzzese, vedendo il bicchiere ottimisticamente mezzo pieno quando in realtà è totalmente vuoto. La sensazione sembri però che la cosa sia solo rimandata e l’unico fattore che tiene ancora in vita il mister sono i troppi impegni ravvicinati, tre in una settimana, che lascia poco tempo per poter organizzare un radicale cambiamento in vista di un tour de force che potrebbe pregiudicare inequivocabilmente la stagione del Toro.

Società con il presidente Cairo in testa non esente da colpe, con le ultime gestioni a dir poco disastrose. La sofferta salvezza raggiunta la scorsa stagione è ancora nella mente di tutti i tifosi.

Il nuovo corso era partito almeno sulla carta nel segno della rivoluzione, con l’arrivo del tecnico ex Milan e del ds Vagnati. Ma così purtroppo non è stato. In primis sono rimasti tutti quei calciatori considerati indesiderati e che avrebbero fatto e farebbero tutt’ora carte false per andare via dalla Mole. Le loro prestazioni quando chiamati in causa sono state raccapriccianti: Izzo e Sirigu su tutti. Poi ci sono quelli che apparentemente non rientravano nel nuovo progetto tecnico perché ormai logori o non adatti agli schemi del tecnico come Rincon, Nkoulou (da sempre travagliato il suo percorso in maglia Piemontese) e Meité. Lukic e Bremer ancora da capire di che pasta sono fatti.

Si è scelto di puntare su un allenatore integralista, integralismo che nel calcio moderno trova sempre meno spazio e senza per altro accontentarlo nelle sue scelte, Linetty escluso. Il suo 4-3-1-2 richiedeva per dare più qualità alla squadra l’acquisto di un regista e trequartista: Ramirez e Torreira erano i sogni nel cassetto e tali sono rimasti. Così per forza di cosa si è deciso di puntare ancora su Verdi, che ormai è soltanto un lontano ricordo di quello del Bologna. Un mercato fatto con i piedi guardando il centesimo, come ironizzato dal tecnico: “studiato sul lettore dvd”. Gojak e Vojovoda appaiano due pesci fuor d’acqua, Bonazzoli così come Zaza sono due vice Belotti, senza dare al gallo un giusto partner d’attacco e poi gli arrivi di Rodriguez e Murru che si vanno ad aggiungere Ansaldi creando una catena di sinistra affollata, ma sempre incerottata.

Penultima in classifica con solo sei punti in undici partite e la difesa più battuta del campionato 27 reti subite, fanno la situazione del Torino davvero critica. Il solo Belotti giunto alla centesima rete in maglia granata e il giovane Singo, non possono bastare. Invertire la rotta è un obbligo. Sulla piazza tecnici validi da Toro non c’è ne sono, almeno che il presidente non sia disposto ad allargare il portafoglio e garantite loro un determinato progetto a partire già dalla prossima sessione invernale di gennaio. Ma il tentativo andato a vuoto poche settimane fa con Spalletti dopo la bruciante sconfitta con Lazio, da l’aria che il patron non sia intenzionato a cambiar musica e l’idea Semplici, D’Aversa in seconda battuta, sembra solo essere rimandata, con Giampaolo non proprio sicuro di mangiare il suo panettone.

La foto di fine partita con Izzo e Sirigu sorridenti dopo la sconfitta con l’Udinese

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