Come cresce l’Udinese di Gotti

Cinquantaquattro anni da Adria, paese in provincia di Rovigo, Luca Gotti va pian piano affermandosi nel calcio che conta. Persona umile, silenziosa mai fuori le righe, che sembra non credere di essere diventato un allenatore di Serie A. Laureato in Scienze Motorie, ha iniziato la sua carriera dal basso partendo dai giovanissimi del Milan, per poi passare nei campi dilettantistici di Montebelluna, Pievigina e Bassano. Dopo le brevi esperienze con le under 17 di Reggina e Nazionale e le non eclatanti stagioni con Treviso e Triestina, decide di collaborare come secondo di Donadoni prima e Sarri poi. Approda ad Udine nel luglio 2019 nello staff di Tudor. Con l’esonero del croato, si siede da protagonista sulla panchina friulana, cominciando a scrivere una nuova pagina della sua carriera.

Un 3-5-1-1 non spumeggiante, ma solido e compatto il suo, che sta facendo la fortuna della famiglia Pozzo e dell’Udinese. Squadra basata sulla struttura fisica degli uomini: davanti all’ottimo Musso nelle mira di molte big, si dispongono i tre difensori bravi nel gioco aereo il cui leader è l’olandese Nuytinck, che restano sempre stretti fra loro tendendo a seguire in sincronia il portatore di palla avversaria, supportati dalla mezz’ala che insegue e dal centrocampista di fascia opposta, che va ad infoltire la retroguardia passando a quattro nella fase di non possesso. Uomini di fascia fondamentali per il tecnico Veneto, che hanno il compito di percorrere tutta la corsia e rifornire i compagni a suon di cross. Ai già navigati Larsen e Zeegelaar si è aggiunto il giovane Molina. Profilo interessante il ventitreenne argentino, corsa e tenacia che con la quantità sopperisce alla scarsa qualità: difficile da fermare quando parte e non facile da superare negli uno contro uno. In mezzo il turco naturalizzato tedesco Arslan, calamitatore di palloni e ottima visione di gioco, abile con un tocco a far ripartire la manovra. Ai suoi lati il genio De Paul cresciuto a dismisura che ormai non ha più bisogno di presentazioni ed il brasiliano Walace. Mediano di rottura, che da buon carioca non disdegna la giocata ed il tiro da fuori area. Dietro al unico ariete offensivo, ruolo in cui si alternano: Llorente, Nestorovoski e Okaka, agisce Pereyra, grazie ai suoi movimenti apre varchi per i compagni riuscendo anche a finalizzare.

Questa è l’Udinese di Luca Gotti, che in breve tempo ha saputo plasmare alla perfezione la sua squadra, portando i bianconeri fuori dalle sabbie mobili della bassa classifica, andando oltre le più rosee previsioni e pronta a togliersi le giuste soddisfazioni.

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