Pescara e mo che facem!

Dopo undici anni il Pescara torna in Lega Pro. Giusto lo sfogo di mister Grassadonia, che ha puntato il dito contro la squadra accusandola di mancanza di carattere e di non voler mai più allenare i componenti di questa rosa. Ma aggiungerei anche che un modesto allenatore come lui non sia adatto per la categoria e sopratutto non idoneo a compiere imprese disperate come quella affidatagli. Giusto anche lo sfogo del ds Bocchetti che dopo il pugno in faccia preso da Drudi alcuni mesi or sono e messo fuori squadra anche se ufficialmente infortunato, fa il mea culpa sul suo operato, dove ammette di non averle indovinate nemmeno una ed anche qui aggiungerei da un paio di anni a questa parte. Chi tace invece è l’altro direttore sportivo Giorgio Repetto che dall’ alto della sua esperienza ed ormai prossimo al pensionamento a mio avviso non importa più niente delle sorti del Delfino e prova forse anche un po’ di compiacimento in quanto da subito messo ai margini del fantomatico progetto biancazzurro.

E dulcis in fundo il nostro presidentissimo Sebastiani. Quello che con la serie B ci palleggiava di tacco, tanto sicuro di se che nel corso degli anni ha svenduto i maggiori talenti al primo acquirente, offrendosi al gioco di procuratori avvoltoi e società blasonate rimpiazzandoli con prestiti di belle speranze e mezzi giocatori a fine carriera. In questa ultima annata siamo diventati addirittura la succursale del Benevento, tanto per dirla una. Nel suo silenzio comunque continua a fare i propri affari. Abbandonato il centro sportivo del Poggio a seguito delle numerose controversie trascinate ormai negli anni e trasferendo tutto il suo circo allo Stadio Ughetto Di Febo di Silvi Marina, con tanto di foto in pompa magna con il primo cittadino locale, come se nulla fosse. Tra poco sicuramente si rifarà vivo, dirà che comunque siamo una società sana pronta a fare un campionato ai vertici della lega Pro e magari prenderà ad esempio il derelitto Livorno, finito miseramente in serie D. Visto che i vari Bari, Catania e Avellino grandi piazze scese negli inferi del calcio e rinfacciate ai tifosi ogni qual volta le cose andavano male, ormai le abbiamo raggiunte.

Sulla squadra invece è meglio stendere un velo pietoso, perché squadra non lo sono mai stata ed ora ognuno per la sua strada e chi se ne frega tanto alla fine restano solo i tifosi.

Già i tifosi, che fine hanno fatto. Sempre di meno negli ultimi anni, giurano amore eterno sui social e poi sugli spalti il deserto. Ha fatto male vedere la partita di due anni fa con l’Ascoli, quando i più di duemila marchigiani ci sovrastarono per 90minuti. Sembravano noi alcuni alcuni tempi prima, quando all’Adriatico era clima ostile per tutti. È vero che l’operando della presidenza ha ormai spento tutti i sogni biancazzurri, ma farsi vedere solo nei festeggiamenti di Piazza Salotto non è proprio mostrare attaccamento verso questi colori.

È un mondo difficile dal futuro incerto, cantava così Tonino Carotone. Questo è quello che ci aspetta. Si ripartirà con il nostro presidente onorario inquisito per malasanità, (tanto per rendere l’idea a chi siamo in mano) e una lega Pro che non ha quella cassa di risonanza che aveva la serie B con gli introiti esterni ridotti al minimo,in sintesi la vecchia C ha un costo maggiore della più blasonata cadetteria, ecco perché chi ci finisce fa fatica poi a risalire. Sebastiani non ha la forza economica per sostenerla da solo, sopratutto senza i suoi giochetti che verranno sicuramente a mancare in larga parte.

Un gruppo Americano ha comprato La Spezia, Vigorito è riuscito a dare una identità calcistica alla città di Benevento, Benito Stirpe ha costruito uno stadio di proprietà a Frosinone, Berlusconi ha comprato il Monza, la famiglia Squinzi ha rilevato il Sassuolo, Chievo è solo un quartiere di Verona, Corsi ad Empoli ha comprato Mancuso dalla Juventus per 4,5 milioni, il Vicenza veste Diesel, una holding indonesiana ramificata in Inghilterra e Stati Uniti ha preso il Como dalla D ed in due anni l’ha portata in B, questa è tutta provincia perché a Pescara non può avvenire!

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